Se non ti pagano, il lavoro non è da intellettuale. Ma da scemo.

Tempo fa mi ero sfogato su Facebook per il comportamento di una nota Casa di Produzione che mi aveva chiesto una consulenza per un nuovo programma che sarebbe andato in onda su una nota Rete Nazionale a Gennaio.

La questione è stata ripresa anche da alcune testate, tra cui Walk on Job in questo post  che l’ha inserita in un’analisi più ampia, ma il succo era: mi han chiamato per una consulenza autorale, sono andato, l’ho data, dopo più sentiti, programma in onda, soldi zero. Nemmeno il rimborso spese, che sto ancora aspettando.

Non ci crederete ma questi mi hanno richiamato per chiedermi aiuto per un altro programma.

Sono quasi affascinato da tali dimostrazioni di ritegno. Ma con che coraggio?

imagesTempo fa avevamo già discusso sul valore percepito del lavoro intellettuale in questo post, ma ormai è chiaro: il lavoro intellettuale, la produzione intellettuale, viene dato per scontato. Come se potessero farlo tutti, come se fosse roba facile. Come se non fosse lavoro.

E quindi non te lo pagano. Ti chiedono il tempo come se la scelta fosse tra andare al calcetto o al computer a scrivere per loro. Un hobby.

NOTA: ovviamente li ho mandati affanculo. E detto di farmi un’offerta che avrei valutato.

 

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Se non ti pagano, il lavoro non è da intellettuale. Ma da scemo.

2 Responses

  1. Se non ti pagano, sono anche solo dei furbi.
    A me è capitato di non essere pagato per avere prestato la voce per uno spot.
    Voce registrata, spot andato in onda, soldi zero.

    Credo sia perché loro pensino di darti un’opportunità che vale di più di quello che stai dando loro.

    non è come la gavetta negli studi legali, o di architettura, o nei giornali?

    Dario 6 settembre 2013 at 01:01 #
    • Il concetto del “ti pago in visibilità” è ancora più agghiacciante.

      Sarebbe una gavetta se ci fosse una prospettiva… anni fa potevi “far gavetta” a zero in uno studio/giornale ma era assodato che, a meno che non ti dimostrassi un minchione galattico, la naturale evoluzione della situazione era il lavoro vero.

      Poi dobbiamo cercare di non autoconvincerci che “uhm così è normale per cui va bene”.

      Matteo 6 settembre 2013 at 12:24 #

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