Di me

*In vista del nuovo libro ho chiesto ad alcuni ex studenti di scrivere qualche riga su cosa ricordassero di me. In queste mi ci rivedo così tanto che ho deciso che sarà il mio “about” ufficiale. Per tutto il resto c’è il mio profilo su Linkedin.

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Ricordo ancora quando l’ho visto entrare in aula la prima volta. Dai, seriamente, è un professore quello? Voglio dire, quelli che ho visto finora erano così vecchi da non essere certi di arrivare a fine lezione, questo avrà sì e no 30 anni… e quelle sono sneakers? Wow, allora c’è speranza, magari ce ne sono altri come lui, magari non tutti i professori sono tipi da “Non mandatemi mail, tanto non guardo la posta” (dove per “non guardo” solitamente intendono “non sono capace di aprire”).

Ho visto tanti tipi di insegnanti, quello razzista, quello lobbista, quello che non sa parlare l’italiano e quella che pensa più alle sue unghie che a quello che sta dicendo. Ma no, non ho trovato altri insegnanti così. Intendo insegnanti giovani, che riescono a comunicare con gli studenti, che sanno spiegarti argomenti come derivate e integrali senza farti crollare dal sonno dopo 5 minuti di lezione. Sono sempre stato dell’idea che un insegnante va giudicato in base a due parametri: la preparazione sulla materia in questione e la capacità di comunicare e spiegare chiaramente. La maggior parte dei professori è preparata ma non sa comunicare. Non hai capito quello che ho detto? Te lo rispiego con le stesse parole, e se non capisci ancora sono cazzi tuoi. Superfluo dire che alcuni non sono preparati, e non sanno nemmeno comunicare. Matt (che all’epoca per me era “il professor Fini”) era preparato e sapeva comunicare.

Ho pensato subito che dovesse essere un MC, doveva avere per forza un passato da rapper, si sente da come parla e si vede da come si muove, sta davanti alla scrivania. Non dietro, seduto, leggendo quello che sta dicendo. In piedi, davanti, camminando da sinistra a destra e parlando a tutta l’aula, non solo alle prime file. Non dico che tutti i professori debbano avere un passato hip hop, ma per Dio, fategli fare quanto meno un corso di public speaking e comunicazione non verbale. Comunque avevo ragione, due settimane dopo l’ho avvistato al concerto di Kanye West che muoveva il collo sulle note di Gold Digger.

Prima ho frequentato 3 suoi corsi di matematica, di quelli da millemila persone in aula, quindi non ho avuto troppo modo di conoscerlo. Poi mi mancavano 3 crediti, dovevo fare un laboratorio e, tra una lista di approfondimenti totalmente inutili e fini a stessi, ho trovato quello di “Filosofia delle Scienze”. Classe più piccola, hai modo di socializzare, dopo due settimane in cortile ci davamo del tu e parlavamo di musica.

Ho finito l’università da 5 anni ormai e siamo ancora in contatto. Non è un ex professore, è un amico, un mentore, una delle poche persone che nel periodo universitario mi ha lasciato intendere chiaramente cosa mi aspettasse dopo. Se il mondo del lavoro in Italia è vecchio e segue delle logiche morte negli anni ’80, quello universitario è ancora peggio. Citando Dargen D’Amico, “che vuoi farci, la scuola italiana proprio quando la frutta è buona le appioppa agricoltori marci”.

Fabri